Ho fatto un Sogno, ero nel futuro

“La fine di un anno terribile può cominciare solo con il sole e un dito sopra il vetro che cancella piano piano le paure.
Si può ricominciare, solo se lo si vuole.”

Ho fatto un sogno.
Era mattina presto, stavo camminando per le strade di un paese che ho successivamente realizzato essere il mio.

Era estate, l’aria fresca della mattina all’alba mi carezzava la faccia. E io l’ho lasciata fare, come fosse la carezza di mia madre. Lungo il viale della stazione, poi, c’era proprio lei, insieme a tanti bambini che ridevano. Erano felici.


Stavano piantando degli alberi, piccoli ma così verdi che quasi mi accecavano.

Anche lei era felice, un po’ più vecchia di adesso, certo, ma il suo sorriso mi toglieva il fiato, come sempre. Li ho salutati. Mia madre mi ha soffiato un bacio con la mano. E mentre proseguivo ho gridato dentro di me: “Brava, Bravi, Bravissimi! Così si fa!”.


Sono arrivato alla stazione e ho letto sul tabellone elettronico l’ora e la data: 6e11 dell’11 luglio 2041. Il futuro!

Ero nel futuro, cavolo.
Allora mi sono guardato intorno con più attenzione. Qualcosa era cambiato? Tutto era cambiato.
Le auto parcheggiate sembravano piccole astronavi silenziose, mi sono immaginato che potessero anche volare.
Avevano dei nomi strani, scritti sul retro, mai sentiti prima. Ho alzato gli occhi al cielo per cercarne qualcuna, invano. Ma il cielo era così azzurro da non sembrare vero: come la maglia dell’Italia quando aveva vinto il campionato europeo vent’anni prima. E io ho cominciato a ridere, forte, come quei bambini che piantavano gli alberi.

Mi sono ricordato di quella domenica di sessant’anni prima, con mio padre davanti alla vasca dei pesci rossi, quando mi aveva raccontato che i primi alberi sul viale della stazione del mio paese li avevi piantati proprio lui, insieme ai compagni di scuola, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il passato e il futuro in una botta sola. E mi sono emozionato. Una signora mi ha chiesto se avessi bisogno d’aiuto.
Ho tolto le mani dalla faccia e l’ho guardata: era una mia compagna delle elementari della quale ero innamorato
– Fabiana, sei tu? Le ho chiesto. – Sì, Nicola, sono io… Quanto tempo! – Davvero! Come sei bella! – Grazie! – Che fai adesso? E lei mi ha risposto – Quello che fanno tutti: sto beneee! E poi è sparita. Quello che fanno tutti, sto bene. Quella frase risuonava nella mia testa come un mantra: anch’io stavo bene, mi sentivo felice e non capivo perché. Ho ripreso a camminare, e mentre lo facevo piano piano il mio paese prendeva forma, come se si stesse risvegliando da un letargo di anni.


Ed era bellissimo: c’erano giardini fioriti davanti ad ogni casa, con delle specie di fiori mai visti prima, tutto era pulito e l’aria aveva un odore diverso, nuovo.

Due signore stavano chiacchierando spingendo a mano e loro bicicletta, mi hanno salutato
– Ciao Nicola! –
– Ciao belle signore! –
E lassù, sopra il vecchio campo sportivo, sulla parete montuosa ai piedi dell’Appennino ho visto decine di pale eoliche danzare come ballerine alla Scala, e poi i riflessi sui tetti che per poco non mi accecavano: erano pannelli solari, bellissimi. Tutti i tetti erano così, brillavano come le paillettes delle majorette in un giorno di festa.
E il campanile suonava melodie senza tempo.

Era sì il mio paese, ma tutto sembrava migliore, più sano, più giusto, più moderno, più felice. Più bello. Mi sono guardato riflesso in uno specchio della bottega degli alimentari, ed anch’io, nonostante avessi quasi 70 anni, mi sono visto bello, e ho sorriso di nuovo, mi sono commosso di nuovo.

Poi la sveglia mi ha urlato nelle orecchie le sue urgenze, e tutto è svanito. Mi sono preso qualche minuto, nel letto, prima di alzarmi, e mi sono “rivisto” il sogno, dall’inizio alla fine, così da non dimenticarlo.
Ma non mi è bastato, ho  avuto paura non fosse abbastanza. Allora ho acceso il computer, ho aperto una pagina vuota ed ho cominciato a scriverlo. Tutto. Dall’inizio. Poi l’ho concluso così: La fine di un anno terribile può cominciare solo con il sole, e un dito sopra il vetro che cancella piano piano le paure. Si può ricominciare, solo se lo si vuole.

IGL sarà sempre con te, per tutto il viaggio o nei tuoi sogni. Se lo vorrai.

Nicola Pecci

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