Le mirabolanti avventure dell’Ingegner Pedrotti

Sognatore sì, ma non sterile.

(Prima Puntata)

L’edificio non dava segnali di anime vive all’interno.
Tutto sembrava tacere, nel cuore di quella notte. Solo un brusio continuo a intervalli regolari rivelava la presenza di un sofisticato sistema di allarme che controllava i possibili pericoli. E’ importante precisare che in quei giorni avevano trovato strane mappe criptate, attorno al parcheggio, mappe create con tappi di birre posti in luoghi strategici, a voler delimitare il territorio come dei famelici gatti da rapina. Quindi l’attenzione della sicurezza era massima, le telecamere si muovevano come impazzite alla ricerca dei malviventi di turno.

In realtà, facendo più attenzione, una lucina tenue e gialla lassù, al dodicesimo piano, era evidente che ci fosse. E in quel parcheggio vuoto, a guardarci bene, c’era parcheggiata una vecchia vespa 50 verde speranza, che ormai reggeva l’anima con i denti. I conti sono presto fatti: qualcuno era nell’edificio. E allora torniamo in quell’ufficio, vi starete di certo domandando chi potesse aver acceso quella luce alle 3 di notte. Presto detto: era tale Giorgio Pedrotti, 43 anni, nato e cresciuto a Viareggio, figlio di proprietari di stabilimenti balneari e di una torrefazione di caffè locale, piuttosto noti.

Il nostro Giorgio era, però, a detta di tutti, la classica pecora nera della famiglia. Non aveva mai lavorato al Bagno Desiderio  di Viareggio e non aveva mai messo piede neppure nella torrefazione del padre: odiava l’odore del caffè. Lui era un sognatore, e quindi, in una famiglia di “lavoratori” era stato etichettato fin da piccolo, come perdigiorno. “Sognatore sì, ma non sterile”, ribatteva lui, e lo aveva dimostrato laureandosi come ingegnere ambientale al Politecnico di Torino con il massimo dei voti e bacio accademico. “Non c’è cosa peggiore che vivere di sogni senza provare realmente a realizzarli, Giorgio” gli aveva sempre detto il suo professore del cuore, tale Mario Grassani, ingegnere illuminato e acclamato, e lui lo aveva fatto diventare il suo credo.

Sulla sua scrivania accampava un quotidiano sgualcito che riportava a caratteri cubitali, proprio in prima pagina, un titolo roboante: Dal 2035 vietato vendere auto benzina e diesel (comprese tutte le ibride): la proposta Ue”.

Era il titolo che aspettava da una vita, senza scherzi!

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